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I Diapiri Salini di Zinga Casabona KR

Un Gioiello Geologico Nascosto in Calabria

Sotto la tranquilla superficie della Calabria, a Casabona, si nasconde un tesoro geologico di inestimabile valore: i diapiri salini di Zinga. Queste formazioni geologiche uniche in Europa sono il risultato di milioni di anni di processi geologici che hanno plasmato il nostro pianeta.

Un’esperienza indimenticabile

Visitare i diapiri salini è un’esperienza che lascia il segno. Passeggiando tra le rocce bianche, si ha la sensazione di essere su un altro pianeta. Le forme bizzarre create dall’erosione del sale e la vastità del paesaggio creano un’atmosfera magica e suggestiva.

Un patrimonio da proteggere

La bellezza e l’unicità dei diapiri salini di Zinga li rendono un patrimonio da proteggere e valorizzare. Diverse associazioni e istituzioni si stanno impegnando per promuovere la tutela di questo sito e per renderlo accessibile al pubblico in modo sostenibile.

Santuario della Madonna della Scala

Un luogo di fede e storia.

Immerso nella natura incontaminata, circondato da boschi rigogliosi e dolci colline, questo santuario rappresenta un vero e proprio tesoro spirituale e culturale. Custodisce un’antica tradizione che affonda le sue radici nei secoli passati, quando i pellegrini si recavano qui per chiedere grazie e conforto alla Madonna, la cui immagine sacra è venerata con devozione.

Oggi, il santuario offre un’oasi di pace e spiritualità, lontano dal caos della vita quotidiana. La sua posizione panoramica, arroccata su un’altura, regala una vista mozzafiato sulla vallata sottostante, mentre i raggi del sole filtrano tra le antiche mura, creando un’atmosfera quasi mistica. L’architettura suggestiva, con i suoi dettagli in pietra e gli elementi romanici, racconta una storia di fede e dedizione, rendendo questo luogo un ponte tra passato e presente.

Ogni angolo del santuario invita alla riflessione e alla preghiera. Che si tratti di una breve visita o di un ritiro spirituale più lungo, il Santuario della Madonna della Scala è il luogo ideale per una meditazione profonda e un ricongiungimento con la propria spiritualità. Qui, il silenzio si fa voce, la natura diventa preghiera e il cuore trova ristoro. Un’esperienza che lascia un segno indelebile nell’anima, ricordandoci l’importanza di fermarci, ascoltare e ritrovare noi stessi.

Timpa del salto di Belvedere Spinello

Uno spettacolare balcone naturale

situato nel cuore della Calabria, nel comune di Belvedere Spinello. Questo suggestivo promontorio roccioso, che si affaccia sulla valle del fiume Neto, regala panorami mozzafiato, con viste che spaziano dai verdi paesaggi collinari fino al mare in lontananza.

La Timpa è legata a una leggenda popolare che narra di un salto compiuto da un giovane innamorato per sfuggire ai suoi inseguitori, un gesto audace che ha lasciato il segno nella memoria del luogo. Oggi, questo sito è meta di escursionisti e amanti della natura, che qui trovano un luogo perfetto per immergersi nella tranquillità e ammirare la bellezza selvaggia del territorio calabrese. Un vero gioiello naturalistico, ricco di storia e fascino.

La Grancia del Vurdoj
Caccuri

Tra misticismo e Agricoltura

ll termine Grancia ha il significato di fattoria o insediamento rurale di conventi, ordini religiosi e ordini monastici. Le vie di pellegrinaggio sono costellate di antiche grance che venivano utilizzate come ricoveri, ostelli e luoghi di ricovero per i viandanti in pellegrinaggio verso le mete religiose. La Calabria era un’importante crocevia per il traffico dei pellegrini: quelli diretti in Terra Santa e quelli diretti verso Roma o verso Santiago de Compostela. Il viator dalla via Popilia, percorrendo la direttrice che attraversava la Sila, passava anche da Akerentias, Caccuri, lungo il Neto per arrivare a Crotone e imbarcarsi per Gerusalemme. L’ipotesi potrebbe essere avvalorata dal nome della Grancia: Vurdoj (forma dialettale) o Bordò (forma italiana), che potrebbe derivare dal termine “bordone”. Bordone dal latino Burdus o Burdo che traduce il termine mulo, a cui il pellegrino assomigliò il suo bastone. Il bordone era un lungo bastone con manico ricurvo usato dai pellegrini in viaggio per appoggiarsi. Molti erano i pellegrini nel Medioevo, ma il pellegrino per antonomasia era quello legato al culto di San Giacomo. San Giacomo Apostolo e martire viene raffigurato nell’iconografia come un pellegrino col bordone, la zucca dell’acqua e la conchiglia per bere. È ipotizzabile che la Grancia del Vurdoj sia stata luogo di ristoro nel lungo pellegrinare dei viandanti devoti a San Giacomo. Questa tesi è avvalorata dal fatto che all’interno della grancia sorge una piccola chiesa dedicata a San Giacomo. Lungo questo sacro tragitto i pellegrini potrebbero aver trovato dei luoghi di ristoro quali la Grancia del Vurdoj, in stretto contatto con l’Abbazia Florense, e come grancia del monastero della stessa.

Il monastero del Vurdoj fu fondato dall’Abate Gioacchino tra il 1196 e il 1197 come grancia del Monastero con annesso oratorio e case coloniche per la coltivazione delle terre avute dall’Imperatore Enrico VI. Prima delle leggi eversive il fondo era ancora una Grancia del Monastero Florense. Durante l’occupazione francese del regno, fu donato al generale Antonio Manhes per i servizi resi in occasione della crudele repressione del brigantaggio. Si sa con certezza che dopo il 1820 divenne possesso della famiglia Lopez di San Giovanni In Fiore. Le successive notizie documentate si riferiscono all’anno 1844 in relazione alla denuncia e cattura dei Fratelli Bandiera che qui giunsero e sostarono all’alba del 18 giugno e nella stessa giornata furono attaccati e catturati. Attilio Bandiera durante l’interrogatorio subito a San Giovanni in Fiore il giorno dopo la cattura, così dichiarava: “proseguendo il viaggio, arriviamo al casino del Vurdò di questi signori Lopez, ove comprammo vino…”.

Il complesso architettonico per i particolari fattori di interesse storico-artistico ed esempio di masseria rurale ancora completa nei segni distintivi, funzionale e tipologici, è considerata dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria come Bene da tutelare.

Acherentia

Un antico borgo medievale

Acherentia, conosciuta anche come Cerenzia Vecchia, è un antico borgo medievale abbandonato, arroccato su una collina nel cuore della Calabria, in provincia di Crotone. Questo sito, oggi in rovina ma ancora carico di fascino, fu un tempo un importante centro abitato, fondato secondo la tradizione dagli abitanti della vicina Acheruntia, città romana di origini magno-greche.

Le rovine di Acherentia, immerse in un paesaggio suggestivo e selvaggio, raccontano storie di un passato glorioso, con i resti della chiesa di San Teodoro e le tracce delle antiche abitazioni che testimoniano la vita quotidiana di un tempo. Il borgo fu abbandonato nel XVI secolo a causa di pestilenze e terremoti, e gli abitanti si spostarono fondando l’attuale Cerenzia.

Oggi, Acherentia è un luogo affascinante per gli amanti della storia, dell’archeologia e della natura, offrendo un’atmosfera quasi surreale e la possibilità di immergersi in un viaggio nel tempo, tra silenzio, mistero e bellezza antica. Un vero gioiello nascosto della Calabria.

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